Cambiamento climatico causa epidemia di malattie respiratorie, quadruplicata la produzione di pollini e muffe. Nasce il primo manifesto degli allergologi pediatri

 

Dal XXVII  congresso nazionale della società scientifica a  Milano dal 3 al 5 aprile

 Il prof. Miraglia del Giudice: “La scienza ci fornisce prove inequivocabili: è tempo di agire per proteggere la salute delle future generazioni. Le istituzioni accolgano il nostro appello”

Milano, 2 aprile 2025. È una crescente emergenza sanitaria, che ha contribuito all’aumento  del 30% le malattie allergiche e respiratorie in tutto il mondo negli ultimi 2 decenni. L’OMS prevede che nel 2050 il 50% dell’intera popolazione mondiale sarà colpita da allergie, in particolare i bambini. Sotto accusa l’aumento delle temperature globali, l’alterazione dei modelli meteorologici e l’intensificazione di eventi climatici estremi. “Il riscaldamento globale causa un anticipo della stagione pollinica in molte regioni del mondo  – spiega il prof. Miraglia del Giudice, Presidente SIAIP  – che permette l’aumento della concentrazione di biossido di carbonio, sostanza in grado di stimolare una maggiore produzione di polline da parte, ad esempio, di betulle e ambrosia, responsabili di moltissime reazioni allergiche.”

E i bambini pagano il prezzo più alto: “L’aumento dell’ozono troposferico – aggiunge il prof. Gianluigi Marseglia, Past president di SIAIP  – possono aggravare rinite allergica, asma, dermatite atopica. Uno studio svedese sottolinea come l’esposizione a pollini nei primi mesi di vita o addirittura nella vita intrauterina sia associato a una maggiore probabilità di sensibilizzazione allergica e insorgenza di malattie respiratorie”. Secondo i dati di “Save the Children” in Italia l’8,4% dei piccoli tra i 6 e i 7 anni soffre di asma correlata all’inquinamento. L’ 81,4% vive in zone inquinate da polveri sottili, il 100% in 8 regioni: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte Puglia, Trentino e Veneto. Ma per quale motivo l’inquinamento atmosferico (in particolare PM2,5 e PM10) rappresenta una delle principali minacce per la salute respiratoria dei bambini?  “Questi inquinanti penetrano profondamente nei tessuti respiratori – spiega il prof. Miraglia del Giudice – provocano una infiammazione cronica che influenza negativamente il sistema immunitario e aumenta così la suscettibilità alle allergie”.

Non stiamo assistendo solo a una crisi ambientale ma a una vera e propria emergenza sanitaria globale. “Dati scientifici dimostrano che l’innalzamento delle temperature globali, l’incremento delle concentrazioni di CO2 e l’aumento dell’inquinamento atmosferico stanno intensificando le malattie allergiche, specialmente tra i bambini. Secondo uno studio pubblicato su Allergy, i livelli di CO2 atmosferica sono aumentati del 48% dall’epoca pre-industriale, stimolando una maggiore produzione di pollini. Le concentrazioni di polline di ambrosia, ad esempio, sono quadruplicate negli ultimi 30 anni e continueranno a crescere. Inoltre, la durata della stagione pollinica è aumentata mediamente di 20 giorni, esponendo milioni di persone a sintomi allergici più gravi e prolungati. Si stima che nei bambini sotto i 4 anni vi sia stato un incremento a livello globale  del 17% nei casi di asma correlati a questo fenomeno”.

Oltre ai pollini, anche le muffe rappresentano una minaccia crescente: l’aumento delle precipitazioni e delle inondazioni favorisce la proliferazione delle spore di Alternaria e Cladosporium, note per il loro ruolo scatenante nelle allergie respiratorie e negli attacchi d’asma. La prevalenza di sensibilizzazione a questi allergeni è aumentata di circa il 30% negli ultimi due decenni. Le condizioni climatiche estreme stanno amplificando la diffusione delle spore fungine, note per il loro impatto sulle patologie respiratorie. Inoltre, la scarsa qualità dell’aria indoor, aggravata da edifici non adeguatamente ventilati e costruiti con materiali inquinanti, contribuisce alla diffusione della Sick Building Syndrome (SBS), un insieme di sintomi allergici e respiratori legati agli ambienti chiusi non salubri. Interventi per migliorare la qualità degli edifici sono essenziali per prevenire queste problematiche e ridurre l’impatto sulle malattie allergiche.

Uno studio pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health ha dimostrato che nei centri urbani con alti livelli di inquinamento, la prevalenza dell’asma infantile è superiore del 40% rispetto alle aree rurali. La combinazione di allergeni e inquinanti rende le città un ambiente particolarmente ostile per chi soffre di patologie allergiche.Inoltre, un recente editoriale pubblicato su JACI: In Practice ha evidenziato come le condizioni atmosferiche estreme abbiano aumentato non solo la durata e l’intensità della stagione pollinica, con la comparsa di nuovi allergeni (come Ailanthus, Cupressum Arizonica) ma anche gli incendi boschivi sono sorvegliati speciali, in quanto stanno peggiorando la qualità dell’aria e potenziando la risposta infiammatoria delle vie respiratorie.Per contrastare l’impatto crescente delle allergie legate al cambiamento climatico, è essenziale un approccio globale. La SIAIP sottolinea l’importanza di sviluppare programmi di ricerca congiunti a livello europeo e internazionale per monitorare e studiare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle allergie. Collaborazioni scientifiche transnazionali e la condivisione di dati tra istituti di ricerca possono migliorare la comprensione di questi fenomeni e supportare lo sviluppo di nuove strategie di prevenzione e cura. 

 

  IL MANIFESTO SIAIP PER CONTRASTARE LE ALLERGIE LEGATE AL CAMBIAMENTO CLIMATICO 

L’appello rivolto alle istituzioni  “Bisogna agire subito, i costi in termini di malattie e spese sanitarie dei paesi saranno presto insostenibili”

Ecco le 8 regole d’oro stilate  dagli specialisti.

1. Piani di Controllo dell’Inquinamento: riduzione delle emissioni urbane per migliorare la qualità dell’aria; riduzione delle emissioni di gas serra

2. Rafforzamento delle strategie di sanità pubblica attraverso misure come il miglioramento della ventilazione e il controllo dell’umidità

3. Eliminazione fonti inquinanti indoor, come il fumo di sigaretta e di sigarette elettroniche.

4. Progettazione Urbana Sostenibile: Aumento delle aree verdi per ridurre la dispersione degli allergeni, interventi mirati per migliorare la qualità dell’aria, ridurre l’inquinamento atmosferico e migliorare la qualità degli edifici per prevenire la Sick Building Syndrome (SBS), attraverso una migliore ventilazione, l’uso di materiali non inquinanti e la riduzione dell’umidità indoor.

5. Monitoraggio Pollinico: creazione di sistemi di allerta precoce per informare in maniera corretta e puntuale  la popolazione.

6 . Educazione e Sensibilizzazione: informare la popolazione sui rischi e sulle strategie preventive. Diffusione di informazioni tempestive sui livelli di allergeni nell’aria

7. Ricerca e Innovazione: Sviluppo di nuove terapie e strategie per migliorare la gestione delle allergie ambientali.

8. Collaborazione Internazionale: Sviluppo di programmi di ricerca congiunti a livello europeo e globale per studiare gli effetti del cambiamento climatico sulle allergie.